Carta della vegetazione reale della Riserva Naturale Regionale “Foce del fiume Crati” (Calabria, Italia).


Introduzione

La Riserva Naturale Regionale “Foce del Fiume Crati” si estende per 300 ettari sulla costa jonica settentrionale calabrese, nella provincia di Cosenza. Essa è stata istituita con L.R. n. 52 del 05.05.1990. La riserva rappresenta una zona umida di grande interesse naturalistico, soprattutto per la presenza di un’avifauna stanziale e migratoria molto diversificata.

Nell’area protetta, la presenza di varie fitocenosi in buono stato di conservazione è un requisito fondamentale per la sussistenza di un’elevata biodiversità ornitologica. Pertanto, da alcuni anni è stato avviato uno studio vegetazionale finalizzato a censire le tipologie fitosociologiche presenti, valutandone il ruolo sulla funzionalità dell’intero ecosistema e il loro stato di conservazione. Si è proceduto, nel contempo, a valutare l’estensione delle unità fitosociologiche, allo scopo di elaborare la Carta della Vegetazione Reale della Foce del Fiume Crati. . Al fine di evidenziare il cambiamento nella copertura vegetale e valutare lo stato di conservazione del territorio, è stato realizzato un confronto diacronico tra la vegetazione attuale e quella presente nel 1954, utilizzando foto aeree risalenti a quel periodo. La cartografia prodotta potrà essere utilizzata come strumento di pianificazione negli interventi di gestione dell’area protetta, soprattutto quelli rivolti al ripristino di peculiari ambienti drasticamente ridottisi negli ultimi 50 anni, a causa dell’espandersi delle colture agrarie nei pressi della riserva.

Inquadramento geografico

Il territorio oggetto del presente studio interessa il tratto terminale del fiume Crati (Calabria nord-orientale) che, procedendo in direzione Ovest-Est, si estende da località Casa Bianca, in corrispondenza della Strada Statale n. 106, fino allo sbocco nel Mar Jonio (Fig. 1).

L'area esaminata comprende non solo il corso del fiume e le aree incluse fra i suoi due argini artificiali, ovvero la “Riserva Naturale Regionale della Foce del Fiume Crati”, ma anche le superfici limitrofe, di notevole interesse agro-ambientale. Esse contribuiscono ad elevare il valore naturalistico di una zona umida considerata tra le più importanti della Calabria.

Nel complesso, l’area di studio è situata nella Piana di Sibari, in provincia di Cosenza, e si articola su quote variabili da 0 a 3 m s.l.m. La superficie cartografata si estende per circa 363 ettari, ed interessa frazioni di territorio collocate sia sulla sinistra idrografica del fiume Crati, nel comune di Cassano Ionio, sia frazioni collocate sul lato opposto, nel comune di Corigliano Calabro.

L’intera area rientra nel foglio IGMI n. 544 sez. 1 ”Foce Crati”, scala 1.25.000. Per la topografia in scala 1.10.000 si può fare riferimento alla carta prodotta dalla Cassa per il Mezzogiorno (foglio 222 III SO, sez. A, B, C, D), la quale, tuttavia, si basa su rilievi fotogrammetrici del 1954 ed poco corrispondente all’attuale conformazione fisica del territorio.

Metodologia

Lo studio della vegetazione della foce del Crati è stato condotto nel periodo compreso fra l’anno 2002 e 2005, utilizzando la metodologia sigmatista (Braun-Blanquet, 1964). Nel complesso, sono stati eseguiti circa 100 rilievi fitosociologici, la cui elaborazione ha permesso di individuare 36 fitocenosi (associazioni, subassociazioni ed aggruppamenti), inquadrate secondo il sistema sintassonomico fitosociologico.

Per la realizzazione della carta della vegetazione reale sono stati utilizzati:

  • Carte topografiche di base, di tipo raster, prodotte dalla Cassa per il Mezzogiorno, in scala 1:10.000. Più specificamente, è stata utilizzata la tavoletta S.O. del III quadrante del foglio 222 della Carta d’Italia (sez. A “Foce Crati”, sez. B “Masseria Policastro”, sez. C “Thurio”, sez. D “Sibari”).

  • Carta topografica di base di tipo raster della serie 25 dell’IGMI, scala 1: 25.000 (Foglio 544 sez. 1).

  • Ortofoto a colori volo Italia 2000, scala 1:10.000.

  • Software ArcInfo 7, ArcGis 8.2, TnSharc per la fotointerpretazione, i processi di georeferenziazione, di topologia, di geoprocessing e di analisi statistica.

  • GPS Garmin eTrex Vista per i controlli in campo.

La realizzazione della carta della vegetazione reale è passata attraverso le seguenti fasi:

  • Acquisizione della documentazione di base e degli strumenti necessari.

  • Definizione e descrizione del sistema tipologico, per come specificato nel paragrafo successivo. Realizzazione del database sulle tipologie di vegetazione.

  • Georeferenziazione dei dati cartografici nel sistema di riferimento nazionale Gauss-Boaga, fuso Est.

  • Fotointerpretazione delle ortofoto a colori attraverso il riconoscimento degli oggetti e delle aree omogenee presenti sulle immagini tramite la valutazione di una serie di parametri quali: forma, colore, tessitura, struttura, associazione, localizzazione, ombreggiamen-to.

  • Tracciamento geometrico dei confini, formato shape file, tramite vettorializzazione a schermo delle aree omogenee che si caratterizzano per uniformità dei parametri visivi precedentemente illustrati.

  • Costruzione degli elementi poligonali e relativo processo topologico.

  • Realizzazione in formato vettoriale degli elementi cartografici di base (strade, confini particellari, aste fluviali, linea di costa, complessi residenziali, bacino del lago di Sibari, ecc), dedotti dalla sovrapposizione della cartografia raster a scala 1:10.000 e delle ortofotoimmagini.

  • Restituzione sulla carta a scala 1:5.000 dei tematismi relativi agli elementi cartografici di base e ai limiti delle aree individuate sulle ortofoto aeree, definendo la carta dei fototipi.

  • Caratterizzazione tipologica delle aree cartografate e definizione della legenda. Ciascuna area omogenea dal punto di vista cromatico è stata attribuita ad una specifica tipologia di vegetazione.

  • Verifiche di campagna. La carta dei fototipi ottenuta è stata sottoposta a verifiche di campagna, volte a controllare la reale corrispondenza tra le aree cartografate e le tipologie di vegetazione.

  • Correzione della carta dei fototipi e realizzazione della carta della vegetazione reale. Attualmente, la carta consta di 127 poligoni.

Definizione del sistema tipologico

Per la realizzazione della carta della vegetazione reale è stato definito un sistema tipologico misto, basato su valutazioni di tipo fisionomico e fitosociologico.

E’ evidente che cartografare le singole fitocenosi risulta assai arduo persino adottando la scala di 1:5.000, in quanto esse occupano spesso superfici di pochi mq. Questo problema è comune a tutti gli studi condotti su aree che, per quanto piccole, risultano tuttavia molto complesse dal punto di vista vegetazionale, quali sono le zone umide e le paludi costiere.

Per ovviare a questo inconveniente, occorre adottare una restituzione in scala ancora più grande. Per esempio, Biondi et al. (2004), nel cartografare la laguna di S’Ena Arrubia in Sardegna, hanno utilizzato la scala 1:2.500.

Nel nostro caso, è stato stabilito di mantenere la scala di 1:5.000 e di delimitare sulla carta fondamentalmente i tipi fisionomici i quali, per praticità di lettura, sono stati contraddistinti, oltre che da un codice, anche da una sigla formata da tre caratteri maiuscoli. Le fitocenosi, invece, sono contrassegnate da un codice e da una sigla di tre caratteri di cui solo il primo è maiuscolo.

E’ chiaro che ogni tipo fisionomico cartografato riunisce un mosaico delle tipologie di vegetazione ad esso afferenti.


La scelta adottata rende pratica la lettura della carta e fornisce un’accettabile quantità di informazioni sul sito analizzato. Il limite consiste, ovviamente, in una perdita di dettaglio e, più nello specifico, di informazioni sulla reale superficie occupata dalle singole cenosi vegetali.

Complessivamente, le tipologie individuate nell’area della foce del Crati sono 45, riunite in 17 tipi fisionomici secondo lo schema seguente, che tiene conto, ovviamente, delle codifiche già adottate nei precedenti lavori (Camerieri et al., 2002; Maiorca et al., 2003).


2100 Vegetazione arbustiva mesofila (VAM)

2130 Mantelli di vegetazione a rovo comune (Ruu)

2400 Vegetazione arbustiva a tamerici (VAT)

2411 Cespuglietti impaludati a tamerici comune (Tam)

2421 Cespuglietti impaludati ad agno-casto (Agn)

3300 Pascoli umidi (PUM)

3321 Pascoli umidi a panico acquatico e coda di lepre verticillata (Pal)

3322 Pascoli umidi a panico acquatico e ginestrino tenue (Pag)

3323 Pascoli umidi a carice volpina e giunco tenace (Pat)

4100 Boschi igrofili (BIG)

4113 Boschi di ontano nero con angelica selvatica e giaggiolo acquatico (Aga)

4114 Boschi di pioppo bianco con clematide paonazza (Pac)

4115 Boschi di olmo campestre con gigaro chiaro (Uma)

4120 Boschi e boscaglie riparie (BIR)

4121 Boschi ripari di pioppo nero con rosa di S. Giovanni (Pnr)

4122 Boscaglie riparie a salice bianco e salice calabrese (Sab)

4200 Vegetazione acquatica (VAQ)

4211 Vegetazione a lenticchia d’acqua comune (Lem)

4212 Vegetazione a lenticchia d’acqua spugnosa (Leg)

4213 Vegetazione a ceratofillo comune (Ced)

4221 Vegetazione a brasca nodosa (Brn)

4231 Vegetazione a ranuncolo capillare (Ran)

4300 Vegetazione palustre a elofite (PAL)

4311 Canneti a cannuccia di palude (Phr)

4321 Vegetazione a lisca dalle foglie strette (Tya)

4322 Vegetazione a lisca di palude (Tys)

4323 Vegetazione a lisca maggiore (Tyl)

4331 Vegetazione a giaggiolo acquatico (Iri)

4500 Vegetazione alo-igrofila a geofite e/o emicriptofite (ALG)

4511 Vegetazione a lisca marittima (Slm)

4512 Vegetazione a giunco foglioso (Sgf)

4521 Vegetazione a giunco pungente (Ggp)

4522 Vegetazione a giunco pungente e giunco marittimo (Gpm)

4600 Vegetazione alofila a terofite e/o camefite (ALT)

4611 Vegetazione alofila a salicornia patula (Sap)

4621 Cespuglieti alofili a salicornia radicante (Sar)

4631 Pascoli alo-nitrofili a spergularia (Spm)

4641 Cespuglieti alo-nitrofili a suaeda fruticosa (Suf)

4700 Vegetazione psammofila delle spiagge e delle dune (PSD)

4711 Vegetazione pioniera a ravastrello marittimo (Cak)

4721 Vegetazione annuale a ononide screziata (Ono)

4722 Vegetazione annuale a paleo delle spiagge (Vul)

4731 Vegetazione delle dune a gramigna delle spiagge (Ely)

4800 Vegetazione psammofila del retroduna (PSR)

4811 Vegetazione del retroduna a efedra distica (Eph)

4900 Vegetazione erbacea antropogena (SIN)

4950 Vegetazione degli incolti aridi a prevalenza di emicriptofite (Iae)

4960 Vegetazione degli incolti aridi a prevalenza di terofite (Iat)

5100 Coltivazioni erbacee (CER)

5112 Seminativi non irrigui con vegetazione segetale a ridolfia (Ser)

5200 Coltivazioni arboree (CAR)

5210 Oliveti (Oli)

5220 Agrumeti (Agr)

5300 Impianti artificiali (IAR)

5340 Impianti artificiali costieri a prevalenza di pini (Ppp)

5341 Impianti artificiali costieri a prevalenza di eucalipti (Euc)

5342 Impianti artificiali costieri a prevalenza di acacie (Aca)

6100 Aree con copertura vegetale scarsa o assente (VAS)

6140 Complessi turistici e residenziali (Ctr)

6150 Sabbie nude litoranee (Snl)

7100 Corpi idrici (CID)

7110 Fiumi a lento decorso (Fiu)

Database delle tipologie di vegetazione

Le informazioni relative alle 45 tipologie individuate alla foce del Crati, sono state archiviate nello specifico database Phitos.I.S., realizzato con il software Access 2000. Le informazioni sono state inserite negli specifici campi del database, la cui nomenclatura, tuttavia, è stata leggermente modificata come segue:

  • Tipologia di vegetazione reale. Individua la tipologia di vegetazione reale con un nome italiano.

  • Codice/Sigla. Riporta il codice utilizzato per definire le tipologie di vegetazione reale e la rispettiva sigla, composta da tre caratteri di cui solo il primo è maiuscolo.

  • Tipo fisionomico. Descrive il tipo fisionomico, a cui appartengono le tipologie di vegetazione reale, con un nome italiano che indica sinteticamente le caratteristiche fisionomico-strutturali. Vi è stata associata una sigla composta da tre caratteri maiuscoli.

  • Associazione, Alleanza, Ordine, Classe. Inquadrano la tipologia di vegetazione reale nel sistema sintassonomico fitosociologico.

  • Habitat Dir. CEE 43/92. Individua, se previsto, il codice di un habitat secondo la direttiva habitat.

  • Habitat CORINE. Definisce la tipologia di vegetazione attraverso il codice CORINE Biotopes adottato dalla Comunità Europea.

  • Habitat EUNIS. Definisce la tipologia di vegetazione attraverso il codice di classificazione degli habitat EUNIS adottato dalla Comunità Europea, alla luce dei più recenti aggiornamenti (Lapresa et al., 2004; E.E.A., 2005).

  • Land Cover Corine. Definisce la tipologia di vegetazione attraverso il sistema Land Cover Corine, utilizzato per realizzare la carta dell’uso del suolo.

  • Descrizione. Fornisce informazioni su fisionomia e struttura della vegetazione e sulle specie che la caratterizzano.

  • Ecologia. Fornisce dati sulle esigenze ecologiche della fitocenosi.

  • Dinamismo. Definisce il ruolo assunto dalla fitocenosi nella serie dinamica di pertinenza, individuando eventuali stadi di degradazione o di evoluzione.

  • Fascia bioclimatica. Individua la fascia, generalmente legata all’altimetria, nella quale ricade la fitocenosi descritta. In questa sede, il contenuto del campo non è stato riportato nello schedario delle tipologie, poiché risulta essere identico per tutte le fitocenosi.

  • Distribuzione locale. Fornisce indicazioni di massima sui siti dell’area cartografata nei quali è possibile rinvenire con maggiore frequenza la fitocenosi descritta.

  • Distribuzione generale. Fornisce indicazioni sull’areale complessivo della fitocenosi. Viene data particolare enfasi alla distribuzione nelle regioni italiane, ma alcune volte viene fatto riferimento anche alla distribuzione in ambito europeo.

  • Conservazione. Fornisce notizie, tratte da osservazioni in campo, sulle principali cause di disturbo della fitocenosi.

  • Tutela specie. Sono riportate le eventuali specie, presenti all’interno della fitocenosi, a rischio di estinzione, inserite nelle Liste Rosse Regionali delle Piante d’Italia (Conti et al., 1997), o che comunque nel territorio meritano una particolare tutela per la loro rarità o per le precarie condizioni in cui si trovano le loro popolazioni.

  • Naturalità. Definisce la naturalità di una tipologia di vegetazione in relazione alla posizione occupata nella serie dinamica secondo la seguente scala a 6 valori ormai ampiamente adottata in campo geobotanico: molto elevata, elevata, media, bassa, scarsa, nulla.



La vegetazione reale attuale

Nella Figura 3 mostra la ripartizione delle tipologie di vegetazione rilevate nell’area di studio, fornendo accurate informazioni anche sull’uso reale del suolo.

La superficie cartografata include vaste aree coltivate, che interessano anche parte degli argini fluviali. Si tratta, in particolare, di seminativi (14%), agrumeti (6,6%) e oliveti (1,8%). Notevoli sono anche le superfici occupate dalle aree urbanizzate (16,4%) e dagli impianti artificiali (9,3%). Nel complesso, le colture, le urbanizzazioni e la vegetazione a determinismo antropico, con naturalità molto bassa o assente, occupano una superficie superiore al 53% del totale.

La vegetazione naturale, localizzata soprattutto nell’area destinata a riserva, è rappresentata soprattutto dai boschi igrofili, quali sono i pioppeti a Populus alba, le ontanete e i boschi di olmo campestre. Essi occupano nel loro insieme il 13,9% della superficie cartografata.

Purtroppo, anche all’interno dell’area protetta, una vasta porzione dei pioppeti è stata sostituita da eucalipteti; un’altra parte è stata eliminata per lasciar posto alle colture agrarie.

Oltre ai boschi igrofili, le formazioni legnose naturali più interessanti sono rappresentate dai boschi e dalle boscaglie riparie (saliceti e pioppeti a Populus nigra) e dai cespuglieti impaludati (tamariceti). Le boscaglie riparie occupano il 2,1% dell’area totale cartografata. Esse costituiscono una sottile striscia di vegetazione situata lungo la sponda sinistra del fiume, oppure ricoprono per intero gli isolotti dislocati nei pressi della foce. La loro posizione prevalente lungo la sinistra idrografica è dovuta al fatto che ivi è dominante l’azione di deposito del fiume, mentre sul lato destro si assiste a fenomeni di erosione molto più intensi. Fra le fitocenosi dei cespuglieti impaludati, spiccano le formazioni a Tamarix gallica. Complessivamente, i tamariceti, insieme alle più rare cenosi a Vitex agnus-castus, costituiscono il 2,8% della superficie totale cartografata.

Importante risulta la percentuale occupata dalla vegetazione alofila tipica delle paludi salse litorali, pari al 5% del totale. Di questa superficie, la maggior parte è interessata da formazioni alo-palustri a giunchi e scirpi (3,7%), con maggiore diffusione di questi ultimi (Scirpetum compacti). Per contro, piccole superfici (1,3%) sono occupate dai salicornieti, sia annuali che perenni che formano un mosaico tra di loro e con la vegetazione annuale dei Saginetea.

E’ interessante osservare come la percentuale di prati umidi risulti molto elevata (10,5%), collocandosi al secondo posto per estensione fra le tipologie di vegetazione dotate di buona naturalità ed al primo posto fra le tipologie di vegetazione erbacea. In realtà, i prati umidi della zona più interna, che sono quelli più estesi, erano un tempo seminativi. Essi furono successivamente abbandonati perché poco produttivi, in quanto molto argillosi e soggetti ad impantanarsi per lunghi periodi nel corso dell’anno. Attualmente, i prati umidi sono destinati al pascolo bovino, condizione che favorisce in particolar modo le cenosi del Paspalo-Polypogonion viridis e del Paspalo-Agrostion, rallentando la naturale evoluzione verso formazioni cespugliose strutturalmente più mature.

La vegetazione palustre ad elofite è costituita quasi esclusivamente da canneti alofili a Phragmites australis e rappresenta il 2,9% del totale. All’interno dei canneti sono presenti piccole superfici non cartografabili, caratterizzate dalla dominanza di Typha angustifolia. Sempre nei canneti situati lungo il corso del fiume e nei canali, si rinvengono piccole formazioni a Typha latifolia. Più rappresentate sono le formazioni a Iris pseudacorus.


La vegetazione reale nel 1954

Nella Figura 4 viene riportata la carta della vegetazione reale riferita all’anno 1954. Nell’elaborare questa carta, sono state riunite alcune tipologie di vegetazione che non potevano essere discriminate dal solo processo foto-interpretativo, ad esempio, gli alneti e i pioppeti a pioppo bianco, i quali sono stati riuniti sotto la denominazione di boschi igrofili. I controlli in campo hanno permesso, attraverso l’osservazione della vegetazione attualmente presente e l’analisi della sua dinamica evolutiva, di convalidare l’interpretazione dei fototipi svolta sulle foto aree del 1954.

Le trasformazioni subite dal territorio sono state evidenziate tramite il confronto delle superfici occupate dalle varie tipologie di vegetazione e di uso del suolo rilevate nel 1954 e nel 2005 (Tab. 1 e 2). Tale analisi è stata ottenuta mediante l’utilizzo di strumenti GIS e, in particolare, attraverso elaborazioni di geoprocessing tra le coperture poligonali delle singole tipologie.

Analisi diacronica della vegetazione

Il confronto dei geodatabase, relativi alla carta della vegetazione del 2005 e del 1954, ha consentito di elaborare i dati riportati in Figura 5. Mezzo secolo fa, l’intera area, sebbene già soggetta alle operazioni di bonifica, presentava ancora vaste estensioni con vegetazione naturale, mentre erano assenti le superfici urbanizzate e gli impianti artificiali. Negli anni successivi, le superfici coltivate sono passate dal 4,1% al 22,3%, a discapito della vegetazione naturale ed in particolare di quella palustre, ridottasi dal 21,5% al 10,5%, e dei boschi igrofili e delle boscaglie ripariali, che sono passate dal 20,8% al 13,9% e dal 5,4% al 2,1% rispettivamente.

Da notare, infine, una significativa riduzione della superficie interessata dalle acque correnti del fiume, che è passata dall’8,9% al 4%. Nel 1954, il letto del fiume era decisamente più largo e la portata notevolmente superiore. La costruzione della Diga di Tarsia e le opere di bonifica hanno smorzato a valle l’impetuosità del fiume, rendendo evidenti, nel giro di alcuni decenni, i fenomeni di deposito lungo la sponda sinistra.

Nella Tabella 1 sono riportate le trasformazioni subite dalle tipologie presenti nel 1954. Si rileva come solo parte delle superfici interessate dai boschi e dalle boscaglie ripariali sia ancora occupata da tali tipologie, mentre il 34,6% della superficie originaria è stata sostituita da coltura agrarie. Più drastica è stata la trasformazione dei boschi igrofili; infatti, buona parte della superficie occupata da queste formazioni è attualmente interessata da coltivi. Notevoli riduzioni hanno subito pure i prati umidi: solo il 10,5% di questa vegetazione continua ad occupare l’originaria superficie, mentre per la maggior parte è stata sostituita da colture agricole (44,1%).

Nella Tabella 2 viene riportata l’origine delle attuali tipologie di vegetazione rispetto alle superfici occupate nel 1954. Si evince che il 93,3% dei boschi e delle boscaglie ripariali si sono originati da superfici occupate nel 1954 dal corpo idrico del fiume, come conseguenza della drastica riduzione della superficie occupata dallo stesso. I boschi igrofili attuali derivano solo per 38% dalle medesime superfici occupate nel 1954, mentre, per 19.1% si sono formati per evoluzione dinamica dei boschi e delle boscaglie ripariali, per il 17.6% da superfici occupate in passato dal corpo idrico e per il 16.8% da vegetazione palustre. Questi dati evidenziano la notevole capacità della vegetazione igrofila erbacea ed arbustiva di evolvere verso le formazioni forestali edafoclimatiche, rappresentate dai boschi igrofili di pioppo bianco e ontano nero. Gli impianti artificiali, assenti nel 1954, sono stati realizzati a discapito della vegetazione psammofila (34,7%), ma risultano anche dalla sostituzione dei boschi igrofili (19,4%). Le zone urbanizzate, assenti nel 1954, sono state realizzate, in massima parte, in aree occupate dalla vegetazione palustre (33.9%) e dai prati umidi (37.2%). L’aumento della pressione antropica, con attività quali il pascolo e l’incendio, si evince anche dalla aumentata superficie occupata dalla vegetazione sinantropica, in particolare incolti e vegetazione ruderale, a discapito soprattutto della vegetazione dei prati umidi (40.4%), dei boschi igrofili (25.2%) e della vegetazione palustre (20.9%).


Conclusioni

Il confronto tra la cartografia della vegetazione relativa agli anni 1954 e 2005 consente una ricostruzione diacronica dell'evoluzione del paesaggio vegetale dell'area di studio, evidenziandone i cambiamenti. Nel 1954 la vegetazione naturale occupava gran parte della superficie, nonostante le opere di bonifica già realizzate. Attualmente essa occupa superfici decisamente ridotte in conseguenza dell’espandersi delle superfici coltivate, della realizzazione di urbanizzazioni e di impianti artificiali allestiti con specie esotiche.

Nel complesso, il confronto tra le cartografie ha fornito dettagliate indicazioni sulla distribuzione assoluta e percentuale delle varie tipologie vegetali e sulle trasformazioni avvenute. L’analisi diacronica della vegetazione evidenzia in modo chiaro non solo le trasformazioni, ma anche la dinamica evolutiva e le potenzialità della vegetazione. Da essa possono essere desunte le linee guida per la pianificazione degli interventi di gestione dell’area protetta, in particolare quelli rivolti al ripristino dei peculiari ambienti umidi e palustri.

 

Domenico Caridi(*), Giovanni Maiorca(**), Giovanni Spampinato(***), Piergiorgio Cameriere(***), Alessandro Crisafulli(***)

(*)ARSSA – Settore Servizi Tecnici di Supporto - Servizio SITAC, Viale degli Arconti n.2, 89100 Reggio Calabria.

(**)ARSSA – Settore Programmazione e Sviluppo; Viale Trieste n. 93, 87100 Cosenza.

(***)Dipartimento STAFA, Università Mediterranea di Reggio Calabria; C.da Feo di Vito, 89100 Reggio Calabria.